Il bisogno di salute dei cittadini cresce
con l’informazione: è un dato che, ormai, la scienza sociologica
ha acclarato; il bisogno di salute mentale, detto più colloquialmente,
il bisogno di aiuto per problemi psichici, non fa eccezione, pur se
l’informazione in materia di psichiatria, psicologia e psicoterapie
resta farraginosa, improvvisata e, a volte, improvvida.
Ma l’incremento di domanda che registriamo in questi ultimi anni
è singolare, sia per la numerosità delle richieste, sia
per il panorama delle motivazioni.
Il compito principale che ci è assegnato nel Sistema Sanitario
Nazionale è quello di prevenire e curare le persone che risultano
affette da gravi forme di patologia psichiatrica; assistere, sostenere,
intervenire con le famiglie, riabilitare ed abilitare quelle persone,
soprattutto giovani, che sono stati fortemente condizionati da una malattia
che non ha consentito loro una qualità di vita sociale accettabile
è compito complesso, difficile e gravoso, che richiede competenze
pluridisciplinari e molte risorse: il nostro lavoro è teso a
rispondere correttamente a queste esigenze.
Ma le richieste di salute non si fermano a questi aspetti: psichiatri,
psicologi, assistenti sociali, infermieri rispondono alle necessità
di aiuto clinico e di sostegno esistenziale di persone che trovano ostacoli
emotivi scivolando in forme di depressione o che sono condizionati nel
loro quotidiano da sintomatologie d’ansia, o ancora che incontrano
difficoltà sociale, non riuscendo ad adattare agli altri alcune
loro caratteristiche personologiche.
Mentre l’incremento delle richieste per interventi sulle grandi
patologie cresce in modo costante, avvicinandosi sempre più a
quella percentuale che è confermata dal dato epidemiologico internazionale,
la richiesta di aiuto per queste altre forme di patologia, negli ultimi
anni, ha avuto un incremento esplosivo. Si rivolgono a noi sempre più
persone che vivono il disagio di situazioni familiari incongrue, di
difficoltà di adattamento lavorativo, di rapporti stridenti o
difficili con il sociale.
Sarebbe una presunzione megalomanica asserire di capire le ragioni di
questo incremento di domanda, altrettanto sarebbe grave mancanza, però,
non tentare di comprendere i bisogni che si nascondono dietro questo
fenomeno; non a caso ho adoperato i due verbi capire e comprendere,
due verbi spesso usati come sinonimi, ma che la psicopatologia di lingua
tedesca ci ha mostrato nella loro profonda diversità: il compito
dello psichiatra è, fondamentalmente, quello di comprendere (verstehen),
non necessariamente quello di capire (erklären), in quanto il comprendere
può avvenire anche se non si è riusciti a capire le ragioni
del problema presentatoci: comprendere è anche riconoscere la
difficoltà dell’altro al di là di ragioni troppo
spersonalizzate per essere universali.
Ebbene, da una nostra analisi empirica, sulla scorta dei racconti delle
singole persone che raccogliamo nel nostro quotidiano, qualche assonanza
di motivazioni ci appare pur nella intrinseca singolarità.
Tra queste penso sia il caso di sottolineare due condizioni comuni:
la cattiva qualità del lavoro e la scarsa creatività nelle
relazionarsi sociale e ludico.
È un leitmotiv di tutte le attuali storie individuali la sensazione
di una difficoltà intrinseca al sistema lavoro: i rapporti difficili,
spesso fortemente concorrenziali, tra colleghi, i sistemi di controllo
farraginosi e punitivi a “macchia di leopardo”, l’assenza
di un sistema chiaramente meritocratico là dove vige, in ogni
luogo, un modello francamente clientelare, il gap tra risultati ed impegno,
sono evenienze comuni a tutti gli ambiti lavorativi, tra gli operai
di una fabbrica, i dirigenti di un’azienda, i commessi di un supermercato,
gli stessi lavoratori autonomi, sempre più burocratizzati e meno
imprenditori.
Così la globalizzazione del divertimento, la necessità
di accedere a locali standardizzati per una serata insieme ad amici,
la costante imperativa imposizione mass mediatica della televisione,
lo scarso o nullo stimolo per interessi “culturali”, segnati
dall’avvilente contrasto di eventi fortemente pubblicizzati e
totale silenzio sulla “cultura” endemica del nostro incredibile
paese tutto questo si traduce, con ineluttabile pedissequità,
in modelli di comportamento codificati, in mode imperanti e non condivise,
in emarginazione di coloro che, per motivi non sempre riducibili volontariamente,
non si adeguano a quei dettami.
Mi rendo conto che sottolineare questi aspetti potrebbe fare insorgere
il sospetto che abbia sposato uno spirito savonaroliano e che questo
sia la spia di una degenerazione mentale che non si rifiuta mai da ogni
psichiatra di carriera: in realtà, però, è solo
il sommario resoconto delle storie che ascoltiamo sempre con più
frequenza e che ci impongono di attrezzarci a dare comprensione ed aiuto
a color che ce le raccontano con la pregnanza del loro disagio perché,
quel loro disagio, si trasforma sempre più in disturbo, in sintomi
d’ansia, in umore depresso, in senso di inadeguatezza.
E tutto questo sta a significare che la salute mentale deve attrezzarsi,
oggi, con strumenti più ampi, con maggiori forze lavorative,
con qualità differenziate e diverse di personale e competenze
per rispondere a questo bisogno sempre più evidente.
È una sfida, certamente, è una sfida nuova, ancora non
raccolta tutta dalle normative che si succedono in campo nazionale e
regionale, ma che noi, soldati di trincea della salute mentale, siamo
chiamati ogni giorno ad affrontare.
S.T.I.P. Presidente Gianfranco Buffardi,Tesoriere
Giovanni Barbato,Direttore Scientifico Dante De Santis, Consiglieri: Maria Rosaria Vigliotta, Titti Cocilovo, Lugi Di
Nardo, Bruno Valente