ASPETTI METODOLOGICI ED EPISTEMOLOGICI DI UN COUNSELING ISPIRATO
ALLA FILOSOFIA ED ALLA ANTROPOLOGIA CLINICA ESISTENZIALE.

BUFFARDI GIANFRANCO

Il counseling è una metodologia operativa delle relazioni d'aiuto. Come ogni
metodologia ha procedure, rispetta delle regole di setting, agisce in un
ambito specifico, si riferisce ad un modello, utilizza degli strumenti.

Le procedure del counseling sono invarianti, anche se oggi esistono diverse
metodologie di counseling, non tutte coincidenti.

La metodologia più comune, in genere quella più utilizzata negli ambiti
filosofico-psicologici, rispetta i seguenti parametri procedurali:
1. il counseling è una metodologia che risponde a richieste di aiuto
nella risoluzione di problemi in vari campi, più o meno legati ad un
approccio psicologico del singolo o del gruppo ad un problema o a delle
strategie operative;
2. per questo, coloro che richiedono un intervento di un counselor (da ora consultanti) possono avere difficoltà nella gestione di scelte personali
o di gruppo, di gestione del disagio, di relazione con gli altri o con enti,
di gestione di gruppi orientati ad un risultato, o di difficoltà noetiche,
alla ricerca di un senso globale o specifico per la propria esistenza: in
questa ottica possono usufruire di counseling anche coloro che soffrono di
una qualche malattia, anche di una malattia psichiatrica, purché adottino
contemporaneamente cure per la specifica malattia;

3. il counseling riconosce regole di setting, dalla richiesta all'esito:
a. viene attivato dalla richiesta di aiuto da parte di un singolo o un
gruppo rivolta ad un counselor, secondo modalità codificate;
b. prevede uno o più incontri vis à vis o di gruppo;
c. gli incontri prevedono un rapporto dialogico;
d. il luogo degli incontri è codificato e, possibilmente, standardizzato;
e. il termine del counseling coincide con la risoluzione del problema
esposto.

4. il counseling utilizza procedure step by step per gestire le
richieste d'aiuto e condurle all'esito; pur con parziali modifiche, le
procedure rispondono più o meno alle seguenti fasi:
a. il counselor, attraverso gli strumenti propri del tipo di counseling
che ha scelto, focalizza con il consultante (singolo o gruppo) il problema
per il quale è richiesto aiuto;
b. stabilisce con il consultante i criteri per valutare l'esito;
c. chiude un "contratto di counseling", valutando anche l'opportunità
di svolgerlo in più sedute (questa fase può essere sottaciuta in quanto
implicita nella richiesta d'aiuto);
d. interviene a favore di una corretta "cognitivizzazione" del problema;
e. interviene sul rapporto che il consultante ha con il problema;
f. assiste il consultante nell'ampliare la rosa di possibilità a sua
disposizione per affrontare il problema;
g. gestisce le difficoltà che hanno impedito al consultante finora di
utilizzare le possibilità individuate;
h. aiuta il consultante ad inserire quanto emerso tra le proprie
strategie di problem solving;
i. definisce il termine del counseling una volta che si è raggiunto
l'esito come stabilito; il counselor ha anche facoltà di proporre
"prescrizioni";

5. il counseling risponde a richieste di aiuto in diversi campi; tra i
più noti: counseling filosofico, mediazione e/o counseling familiare,
counseling esistenziale, counseling a mediazione corporea, counseling
psicologico, etc. ;

6. per rispondere alle richieste di aiuto il counseling riconosce un
"modello", un'ipotesi del mentale o della gestione del pensiero
sull'argomento, da cui derivano anche modalità specifiche per la soluzione
dei problemi emersi (in nota finale vedi alcuni modelli utilizzati );

7. ogni modello può utilizzare degli strumenti: alcuni strumenti possono
essere considerati "universali" pur presentando specificità a seconda del
modello scelto;

8. uno strumento fondamentale del counseling, a prescindere dal modello
utilizzato, è la comunicazione.

Possiamo valutare il counseling anche dal punto di vista epistemologico:
quando recepiamo un certo tipo di counseling, che abbia delle procedure
rispondenti ad un modello e che adotti strumenti specifici, possiamo
inferire una valutazione epistemologica del metodo.

In quest'ottica il nostro approccio (o meglio i nostri approcci) rispondono
mediamente a queste regole di base:
a. il counseling è un procedimento maieutico;
b. la regola fondamentale è la sospensione del giudizio nei confronti
del consultante e della sua modalità di approccio al problema;
c. lo strumento cardine è la comunicazione, grazie alla quale,
nell'accezione in cui viene utilizzato, il counselor attua anche la
sospensione del giudizio;
d. presupposti epistemologici del modello sono:
a) ogni persona ha molte possibilità di gestire le proprie difficoltà,
b) ogni persona ha una rappresentazione della propria mente, non una
visione diretta della propria mente,
c) la rappresentazione può minimizzare alcuni aspetti o, addirittura,
ignorarli,
d) pertanto, ogni persona può non conoscere con chiarezza le proprie
possibilità,
e) per conoscerle è necessario migliorare la propria rappresentazione,
la "mappa" delle proprie possibilità e caratteristiche personologiche,
f) pertanto è necessario "ampliare le mappe interne" per migliorare le
proprie strategie di risoluzione dei problemi;
e. la risoluzione del problema individuato nella fase di focalizzazione
avverrà, quindi, attraverso un ampliamento delle mappe interne ed una
ristrutturazione delle proprie modalità di risoluzione dei problemi.

Quale metodologia il counseling può anche richiamarsi a più aspetti tra loro
connessi: pensiamo ad una persona che stia attraversando un momento di
difficoltà perché, a seguito di un lutto familiare, attraversa difficoltà
personali sia in termini di disagio che in termini di scelte etiche, il
tutto aggravato da momenti di franca depressione del tono dell'umore: il
singolo che è affetto da un male psichico, per il quale deve necessariamente
attivare una cura medica e/o psicologica, è comunque una persona che soffre
di un disagio esistenziale, ed ha delle difficoltà che nascono dal proprio
interrogarsi sul senso della vita. Un counselor che eventualmente fosse
consultato da questa persona dovrebbe poter rispondere alle seguenti
competenze:

• competenza clinica, nel senso etimologico della parola, la
capacità di individuare il confine tra gli aspetti patologici, quelli
esistenziali ed i problemi etici, ed essere in grado di orientare il singolo
anche alle scelte di cura;

• competenza antropologico/esistenziale, per gestire il disagio
nell'hic et nunc, attraverso una metodologia di counseling;

• competenze filosofiche, per aiutare la persona nel cammino
speculativo, nell'autoformazione che essa ha attivato a seguito dell'evento.


A questa esigenza noi rispondiamo con la realizzazione di una metodologia di
counseling complessa, che abbracci le modalità tra loro complementari, che
formi i propri counselor al riconoscimento clinico ed all'apertura di
scenari sempre più ampi, tanto da consentire un aiuto maieutico al
consultante nell'ampliare sempre più le proprie mappe interne.

Da qui la realizzazione di una formazione in counseling filosofico ed
antropologia clinica esistenziale che plasmi le capacità dei nuovi counselor
secondo questa completa visione d'insieme.


 

 

 

S.T.I.P. Presidente Gianfranco Buffardi,Tesoriere Giovanni Barbato,Direttore Scientifico Dante De Santis,
Consiglieri: Maria Rosaria Vigliotta, Titti Cocilovo, Lugi Di Nardo, Bruno Valente