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PROBLEMI E PRINCIPI ETICI Rosa Vinciguerra La particolarità della psichiatria
rispetto le altre branche della medicina nasce dalla peculiarità
del rapporto intrinseco tra persona e malattia mentale, rapporto che
si esprime fenomenologicamente in gruppi sintomatologici quali la critica,
l’aderenza alle terapie, l’autostima. Questa intriseca peculiarità,
complessa per il clinico, investe l’ambito etico in non pochi
ambiti tra i quali: Il clinico non è supportato, in maniera esaustiva, da leggi e protocolli che indirizzino ogni atto medico come eticamente corretto: molte, infatti, sono le questioni etiche e bioetiche che vengono quotidianamente sollevate o che emergono, purtroppo, dalla cronaca quotidiana; ma le difficoltà del medico, almeno in parte, sono condivise anche dall’operatore sanitario. L’infermiere è, spesso,
il primo operatore con cui prende contato la persona che chiede aiuto:
nella maggioranza delle Unità Operative di Salute Mentale è
l’infermiere che accoglie la prima richiesta telefonica o de visu,
molti interventi territoriali sono appannaggio esclusivo degli infermieri,
dove è organizzato un sistema di case management, i cases managers
sono prevalentemente infermieri, l’emergenza è accolta
in prima istanza dall’operatore sanitario; queste occorrenze istituzionali
sono integrate dalla naturale propensione del pubblico che trova nell’infermiere
un interlocutore privilegiato, più vicino ad ascoltare i propri
bisogni immediati di quanto non lo sia il medico, a cui ancora sovente
si attribuisce un sapere incomunicabile. Non credo sia possibile una disamina completa delle problematiche; questo mio contributo vuole solo significare le difficoltà quotidiane che, in quanto Coordinatrice Infermieristica, ho registrato in molti anni di confronto con i colleghi medici e infermieri e con le persone che, sempre più numerose, si rivolgono alla salute mentale locale per esigenze grandemente differenziate. La prima grande difficoltà etica
nasce dalla gestione dei dati sensibili; gran parte del lavoro che abbiamo
svolto nel tempo in questo ambito è stato orientato alla correzione
di comportamenti scorretti che, per linearità, evidenzio in elenco: Strettamente correlato alla gestione dei dati sensibili è quella del consenso informato, problema fondamentale in psichiatria, non potendo pretendere sempre di rispettare alla lettera questo dettame in alcune forme gravissime di patologia; l’ipotesi di prospettare al paziente un quadro del tipo: “Lei è affetto da Schizofrenia Indifferenziata, il suo quadro clinico andrà progressivamente peggiorando e con le terapie che dovrà assumere subirà una serie fastidiosissima di reazioni avverse: acconsente alla terapia?”, è ipotesi risibile. Questione in cui è implicato il medico ma in cui l’infermiere non riveste secondaria importanza. Il consenso informato obbliga l’operatore
a: Ben si vede come questi comportamenti
non possono essere assunti senza difficoltà dall’operatore
della salute mentale. In quest’ottica sono da tenere
in dovuta considerazione i seguenti principi: L’emergenza delle difficoltà etiche così brevemente descritte ha imposto a noi, operatori della salute mentale, una valutazione continua del nostro operato. Per facilitare questo compito attiveremo
strumenti di controllo e schede di valutazione che saranno compilate
da tutti gli operatori sanitari infermieristici e che supporteranno
un sistema integrato di comportamenti tali da ricadere in “linee
guida” di comportamento etico.
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S.T.I.P. Presidente Gianfranco Buffardi,Tesoriere
Giovanni Barbato,Direttore Scientifico Dante De Santis,
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