|
L'ESAME DEL "DETTAGLIO" NELL'ETICA DELLA
SCIENZA
Guido Traversa
Una delle definizioni a cui spesso ci si riferisce per dire che cosa
è la "bioetica" è quella offerta dalla Encyclopedia
of Bioethics : <<lo studio sistematico della condotta umana nell'ambito
della salute, quando tale condotta è esaminata alla luce di valori
e principi etici>>.
Diversi sono i termini che meriterebbero un'analisi specifica ed una
corrispondente definizione: a) sistematico; b) condotta; c) salute;
d) valori; e) principi etici.
Anche se, forse, è esagerato chiedere ad una definizione qualcosa
di più di una affermazione generale, ed è anche apparentemente
inutile cercare ulteriori definizioni per le nozioni presentate, a meno
di rischiare di cadere in un processo definitorio che proceda all'infinito,
pure ci si incomincia a rendere conto della necessità di una
maggiore consapevolezza del significato di alcuni termini, che appaiono
troppo spesso come se fossero "atomici", "semplici",
ed invece non lo sono, così come quelli che abbiamo prima elencato.
Anzi, possiamo dire di più: molte questioni etiche che si accompagnano
alla ricerca scientifica e alle sue applicazioni appaiono non di rado
come qualcosa di esterno alla scienza stessa, alla sua storia, alla
storia dei cambiamenti dei paradigmi esplicativi assunti da ogni singola
disciplina scientifica; ed appaiono come "esterne" proprio
a causa dell'apparente "atomicità", "semplicità"
delle nozioni etiche - libertà, responsabilità, rispetto,
legge, persona - che vengono usate nel definire le norme ideali a cui
la scienza in generale, e ciascuna disciplina in un modo particolare,
dovrebbe attenersi nel proprio operato.
Qui parto dal presupposto che i problemi etici inerenti alla scienza
non sono una dimensione che vi si aggiunge dall'esterno, in un secondo
momento: nella successiva riflessione, basata su principi etici e valori,
sulle conseguenze pratiche che una determinata scienza ha sulla realtà;
al contrario, essi sono interni al determinato paradigma conoscitivo
su cui si fonda quella scienza.
Stabiliamo, pertanto, alcuni presupposti metodologici:
a) La Bioetica, se è - o potrà diventare - una disciplina
con propri fondamenti epistemologici e categoriali, deve - o dovrà
- pertanto mostrare di avere caratteristiche che la differenziano dalle
discipline della biologia e dell'etica, e che proprio per questo può
analizzarne la struttura e indicarne le questioni fondamentali. Allo
stesso modo la filosofia in quanto tale non è né la filosofia
della scienza, né quella scienza determinata su cui di volta
in volta la "filosofia della scienza" riflette.
b) Quindi i"problemi bioetici" presenti e sollevati tanto
nella ricerca scientifica non sono, de facto, identici ai soli problemi
etici che la scienza pone ed incontra empiricamente, cioè nella
ricaduta pratica sull'ambiente naturale, sulla società o su un
determinato individuo.
c) Al contrario, gli autentici "problemi bioetici" emergono,
de jure, all'interno dello stesso paradigma esplicativo che si adotta
nel procedere nella ricerca scientifica, nella elaborazione della spiegazione
di un determinato fenomeno. Pertanto i "problemi bioetici"
sono interni a ciascun paradigma scientifico: le questioni bioetiche
si generano sulla base dei motivi epistemologici, conoscitivi e scientifici,
interni alla scienza in quanto tale e ai suoi diversi paradigmi esplicativi.
A titolo esemplare: riferendoci alla medicina, che tra le varie scienze
è una di quelle che più da vicino riguardano la bioetica,
ne deriva che: optare per una determinata concezione della malattia
(3), per un determinato "linguaggio" (4) medico, per una determinata
teoria (5) (in vista di una "ricerca", di una "diagnosi"
e di una "terapia"), optare per una determinata forma di classificazione
(6) delle sindromi, implica di per sé incontrare immediatamente
e non post festum una determinata tipologia di questioni etiche. (7)
Una simile analisi filosofica dell'apparato logico ed etico di ciascun
paradigma di spiegazione scientifico consentirebbe non solo di avere
già a livello formativo-universitario la consapevolezza della
complessità del tessuto della disciplina scientifica che si viene
apprendendo, ma di poter porre costantemente la questione del "limite"
della ricerca e della concreta prassi scientifica: ci si renderebbe
sempre più familiari non solo alla dimensione etica in generale,
ma si acquisirebbe sempre più l'habitus di valutare, di volta
in volta, in dettaglio la scienza che si viene sviluppando.
Molto della identità epistemologica della Bioetica si giocherà
sul legame tra consapevolezza del limite ed esame del dettaglio. E tutto
ciò, infatti, al fine primario di non lasciare la responsabilità
etica legata a qualcosa di mai veramente presente, di sempre spostabile
nel futuro, ma di farne esperienza nella attuale molteplicità
non omogenea dei molteplici dettagli, accidenti, che costituiscono la
vita concreta della scienza e rispetto ai quali si viene chiamati ad
esercitare l'agire responsabile in ogni momento. Così, forse,
risulterà più oggettiva - in quanto determinata anche
dall'oggetto di ciascuna scienza - la discussione, e i conflitti che
spesso ne derivano, sul "limite", sulla "scelta",
sulla distinzione tra il lecito e l'illecito nella scienza in generale
e in ciascuna scienza in particolare.
Hans Jonas scriveva: "la scienza integrale dell'ambiente non esiste
ancora. Le scienze oggettive attinenti a quest'ambito (della natura
e della economia) devono per lo meno estrapolare dalla rete delle causalità
le opzioni pratiche, su cui si possa impostare un esame etico del dettaglio
e questo processo è solo agli inizi. Non possiamo ancora sostituire
il telescopio con la lente d'ingrandimento. Nel frattempo, finché
non migliorano le premesse cognitive perché ciò si attui,
il rispetto e la prudenza di cui si è parlato nel Principio responsabilità
e la coscienza del pericolo devono trattenerci nel senso più
generale da una rovinosa leggerezza e far crescere in noi uno spirito
di nuova moderazione" (8).
Dopo aver affermato che l'etica, quale insieme determinato di comportamenti,
è intrinseca alla scienza in generale e in modo particolare a
ciascun paradigma scientifico di spiegazione e dopo aver mostrato come
un simile assunto epistemologico possa trovare una concreta applicazione
nell'ambito della medicina - in tal senso si è qui proposto un
modello di analisi dei casi clinici - è necessario sottolineare
che tale assunto non conduce ad una autoreferenzialità della
scienza, come a dire: dato che l'etica è intrinseca alla scienza,
questa stessa si autolegittima, dichiarandosi esente dal doversi misurare
con problemi etici distinti dal suo stesso operare; al contrario ne
deriva che ciascun modello di spiegazione di un determinato "oggetto"
non può non tener conto sia degli altri modelli sia, e ancor
più, dell'"etica molteplice" della società civile.
La necessità della non autoreferenzialità della scienza
appare in modo netto quando i conflitti e i rischi divengono oggetto
di scelte non solo scientifiche che fanno sentire una forma di responsabilità
"allargata".
1) Il presente testo è apparso,
in forma diversa, in AA.VV., Biologia domani: Dr. Jekyll o Mr. Hyde,
(a cura di Jader Jacobelli) , Rubbettino, Soveria Mannelli 2002.
2) Encyclopedia of Bioethics, a cura
di W. Reich, McMillan Free Press, NewYork 1978, 1995 (2); cfr. voce
"Bioethics".
3) Alcuni paradigmi fondamentali sulla
natura della malattia (Su ciò cfr. G. Federspil, La malattia
come evento biologico, in <<Minerva Medica>>, vol. 81, N.
12, pp.845-854):
a) La malattia è un insieme di sintomi o di manifestazioni cliniche.
b) La malattia è una lesione morfologica di una struttura dell'organismo;
come alterazione anatomica.
c) La malattia è un'alterazione fisico-chimica dell'organismo;
come alterazione iatrochimica e/o iatrofisica.
d) La malattia è un'alterazione della forza vitale dell'organismo.
e) La malattia è un'alterazione funzionale.
f) La malattia come evento biologico (alterazione dei meccanismi omeostatici
di un vivente, nel rapporto uomo-ambiente, con possibili danni morfologici
, biochimici e fisiologici).
4) Alcuni "linguaggi" (come
tipologie terminologiche per descrivere e spiegare) della medicina (cfr.
H. T. Engelhardt Jr., Manuale di Bioetica, trad.. it. Il Saggiatore,
Milano 1999,in part. Cap. V):
a) "linguaggio valutativo": assunti valutativi con cui si
stabilisce quali funzioni, dolori e alterazioni siano normali, ossia
appropriati e accettabili;
b) "linguaggio descrittivo": idee su come si debbano formulare
le descrizioni (termini eziologici, anatomici o clinici);
c) "linguaggio esplicativo": modelli di spiegazione causale
e
d) "linguaggio" plasmato dalla realtà sociale: aspettative
sociali riguardanti singole malattie o forme particolari di infermità.
5) Alcuni approcci fondamentali nello
studio delle malattie:
a) la nosologia (la scienza che definisce e classifica le malattie)
b) la patologia (la scienza che studia i cambiamenti morfologici e funzionali
di natura morbosa delle strutture biologiche e il decorso dei processi
patologici dell'organismo)
c) l'epidemiologia (la scienza che studia la frequenza e la distribuzione
delle malattie nel tempo e nello spazio)
d) la clinica (diagnosi e trattamento delle malattie)
6) Principali tipi di classificazione in medicina
(Cfr., H. R. Wulff, S. A. Pedersen, R. Rosenberg, Filosofia della medicina,
trad. it., Raffaeollo Cortina Ed., Milano 1995, in part.cap. VI):
a) sintomatologia clinica (1700)
b) anatomia patologica (1800 ca.)
c) fisiologica (1830 ca.)
d) microbiologia e agenti infettivi (1870 ca.)
e) immunologia e epidemiologia
7) Stabiliti questi primi punti di partenza, per
avviare una analisi epistemologica dei problemi bioetici interni alla
scienza in generale, con l'intenzione però di circoscrivere il
nostro esame soprattutto all'ambito della ricerca e della clinica medica,
possiamo mettere in evidenza il carattere non solo teorico, ma anche
"applicativo" degli assunti da cui stiamo prendendo le mosse,
a titolo esemplare, nell'indicare un insieme di domande che possono
essere rivolte ad un operatore sanitario (ricercatore e clinico) per
ricevere un'analisi epistemologico-etica di un caso clinico:
Domande a cui rispondere per la stesura ragionata dal punto di vista
epistemologico, etico e bioetico di un caso clinico.
I) Descrizione del caso clinico
a) A quale "paradigma" di malattia - tra quelli indicati (cfr.
note 2-5) - si è fatto, prevalentemente, ricorso? E' stata avvertita,
a questo livello iniziale, la presenza di questioni etiche?
b) A quale tipo di "linguaggio", di teoria scientifico-medica
e di classificazione si è fatto, prevalentemente, ricorso? E'
stata avvertita, a questo livello iniziale, la presenza di questioni
etiche?
c) Quali tipi si sintomi o di segni sono stati privilegiati nell'elaborazione
della diagnosi?
d) Quali tipi di supporti scientifici e tecnologici sono stati usati,
e come sono stati scelti, per l'elaborazione della diagnosi?
e) Quali altre diagnosi, concorrenti con quella scelta, sono state scartate,
e perché?
f) In base alla diagnosi scelta, quante terapie si presentavano e perché?
Quale, e perché, è stata di fatto scelta? Quale ruolo
ha, nella terapia, l'assunzione di farmaci? La terapia farmacologica
si accompagna ad altre forme di terapia? Vengono somministrate sostanze
farmacologiche sperimentali? Quali condizioni non strettamente mediche,
se ci sono, orientano la scelta della terapia?
g) Quando si è sentito realmente il ruolo del rapporto medico-paziente,
nella scelta della diagnosi e della terapia?
h) Quali problemi ha posto, nell'interazione medico-paziente, la scelta
e la comunicazione della diagnosi e della terapia? Come è stato
"fatto salvo" il principio della beneficità? Come è
stato ottenuto il consenso (valutazione vantaggi-svantaggi della terapia)?
Quali problemi di "giustizia", giuridici ed economici ha posto
la terapia?
h) Come si procede nel seguire i risultati della terapia e come la si
viene cambiando? Come agisce e reagisce il paziente alla terapia e ai
suoi eventuali cambiamenti (anche, se ciò avviene, della diagnosi)
?
i) Quali sono le responsabilità degli altri operatori sanitari
(p.e. infermieri) coinvolti nel caso? Quale può essere il ruolo
dei familiari? Quale quello dei rapporti sociali nei quali il paziente
è inserito?
l) Quali sono i problemi etici e bioetici che il medico ritiene di aver
incontrato indipendentemente dal paziente, e quali quelli che ha il
paziente indipendentemente dalla terapia?
m) Descrivere una gerarchia dei problemi conoscitivi, etici e bioetici
incontrati. Quale è il peso dell'esperienza medica precedente
nella stesura di tale gerarchia?
n) Il caso in esame ha un'importanza tale, dal punto di vista scientifico-medico
e bioetico, da renderlo emblematico e capace di retroagire sul tipo
di teoria adottata per la diagnosi e la terapia?
8) Hans Jonas, Tecnica, medicina ed etica. Prassi
del principio responsabilità, trad. it., Einaudi, Torino 1997.
|