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La conoscenza delle proprie origini: intenzionalità di una ricerca
Emilia Rosati
Desidero far conoscere la particolare situazione nella quale si trovano delle persone adulte che vivono un profondo disagio esistenziale, diverso per ciascuno in intensità tonalità e sfumature, ma con la stessa matrice: essere un figlio adottato, che non essendo stato riconosciuto alla nascita, non potrà mai, e sottolineo quel mai per tutta la categoricità e il senso di disperazione che lo connotano, conoscere il nome della propria madre naturale.
E questo non da bambino, quando evidentemente tale informazione sarebbe difficile da elaborare e gestire, ma da persona adulta, magari già con una propria famiglia costituita , magari con figli ai quali si vorrebbe, e non si può, raccontare dei propri e loro ascendenti.
L’attuale ordinamento italiano non consente, infatti, al figlio adottato e non riconosciuto alla nascita, di accedere all’identità dei propri genitori biologici, considerando prevalente l’interesse del genitore di conservare l’anonimato rispetto all’interesse del figlio di conoscerne l’identità..
Fonti normative:
- Legge n.149/2001 art.24 comma 7
- Tale preclusione non ha però, in via puramente teorica, una durata illimitata (anche se pratica nei confronti dell’adottato) in quanto l’art.93 comma 2 del “Codice in materia di protezione dei dati personali” stabilisce che “il certificato di assistenza al parto o la cartella clinica, .... possono essre rilasciati in copia integrale a chi vi abbia interesse, in conformità alla legge, decorsi 100 anni dalla formazione del documento”.
- Il TAR Veneto si è spinto ad affermare che il comma 7 della legge 149/2001, stabilisce in maniera inequivocabile e temporaneamente illimitata il divieto di accesso alle informazioni sulla madre.....”(1)
- gli artt. 107 e 108 del D.Lgs. n.490/99, T U. dei Beni Culturali prevedono la libera consultazione dei documenti conservati negli archivi di Stato e negli archivi storici degli enti pubblici, dichiarati di carattere riservato dopo settanta anni.....
( sono compresi in questi i fascicoli personali degli adottati , dai quali si evince la loro storia,
ma con l’esclusione dei dati identificativi della madre.
Secondo una sentenza del TaR Lazio del 1998 il riconoscimento normativo dell’interesse della madre all’anonimato sarebbe giustificato “non solo da esigenze di tutela della riservatezza della persona, ma anche da superiori ragioni attinenti alla salvaguardia degli interessi, giuridici e sociali, sia della famiglia legittima e dei suoi componenti sia degli stessi figli non riconosciuti”
Questo è quanto stabilisce il Diritto, ma abbiamo ragione di credere che il legislatore non abbia approfondito l’argomento dal punto di vista delle ragioni dei diritti della persona adottata, alla quale non può venire sottratto, in maniera assoluta e definitiva, un valore determinante dell’esistenza, quale è la conoscenza della propria origine, considerate le profonde valenze di ordine filosofico, psicologico, ed anche giuridico che sostanziano un bisogno dell’anima che non puo’ non essere ascoltato, senza creare un vero e proprio sopruso ai danni di una parte di cittadini,anche se minoritaria.
A tale proposito si vedano in nota (2) alcune testimonianze tratte dalla bacheca del sito wwww.astronascente.it, che ha messo a disposizione uno spazio di ricerca per figli e genitori, aperto anche ad una breve espressione del proprio vissuto. Come si potrà notare esse sono come messaggi nella bottiglia, carichi di pathos e di speranza, perchè, dove non consente la legge, ci si affidi almeno alla solidarietà umana, o alla buona sorte, che faccia incrociare i due soggetti della diade, magari entrambi mossi dallo stesso sentimento.
L’affermazione del TAR Lazio, di cui sopra, non appare condivisibile se si conduce un’analisi approfondita dei concetti posti in essere, a partire dalla categoria dell’esistenza, che pur li racchiude e li trascende, ma pare non essere presente in nessuna delle leggi e sentenze relative all’argomento in questione.
Riporto qui una riflessione di Ferdinando Brancaleone che mi offre un ottimo spunto per dare alla materia quel respiro che forse sfugge al legislatore, ma non certamente al filosofo:
“ Per K. Jaspers, all’individuo, compreso tra la nascita e la morte, la temporalità compete per una necessità interiore, nel duplice senso di tempo vitale e di coscienza del tempo.
Il tempo vitale (.....) è connesso con la propria specie e ha una periodicità che coincide con la curva della propria vita. Tale tempo risulta scandito dagli eventi fisiologici, i quali (....) rappresentano il substrato delle nostre modificazioni, da cui dipende l’esperienza del tempo e la coscienza del tempo.
All’interno della coscienza del tempo,
(....) il passato non è mai definitivamente passato, ma sostanzia il presente, non perchè me lo ricordo o me lo rappresento, ma perchè lo sono e quotidianamente lo riprendo nello stile dei miei atti in cui è rintracciabile la mia identità (3).
Il termine identità, nella sua più immediata accezione riveste un duplice significato di ordine storico e biologico
.
Il primo attiene specificatamente alla rete di relazioni in cui ciascuno è inserito, ed è in grado di dare significato alla nostra individualità, nel collegamento ad altre individualità, di offrire senso a partire da altro senso.
Esso prevede una collocazione spaziale e temporale, ma soprattutto riconosce il singolo quale parte di un sistema, isolato dal quale, qualsiai auto-definizione diventa impossibile.
Lo scrittore Paolo di Paolo ha intitolato il suo ultimo romanzo “Raccontami la notte in cui sono nato” : da quella notte discende il senso primario e storico della vita.
Essa è frutto di una relazione tra due individui, collocata in un certo momento, in un certo ambiente, in una certa trama.
E’ la trama che si ricollega alla nostra, nell’unica grande tela che unisce il passato al futuro, e se in essa vi sono dei buchi, non potremo non risentirne nella percezione di noi stessi, subendo la condanna di sbucare dal nulla e rinunciando a quella che Hannah Arendt definisce la propria storia di vita, letteralmente ciò che ci si lascia dietro, ciò che non si controlla e non si progetta, il dato difatto.
Il secondo ci riporta al concetto della scienza moderna dove il DNA di ciascun singolo individuo umano è diverso da quello di tutti gli altri, e contiene le ragioni ultime di ciò che naturalmente esso è, in particolare delle caratteritiche fisiche ed intellettuali, e delle eventuali patologie ereditarie di cui può risultare portatore. Al di là di una enfatizzazione biologistica, di fatto l’individuo è in quanto realtà biologica, cioè un essere vivente e come tale aperto a tutte le possibilità che la vita gli offre.
Il diritto al conoscere la propria origine coincide con un principio di civiltà giuridica per il quale un uomo ha diritto alla propria identità.
Esso è espressamente riconosciuto sia all'art. 7 della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, siglata a New York il 20 novembre 1989 (e ratificata dalla Francia nel 1990), secondo cui "A child shall be registered immediately after birth and shall have the right from birth to a name, the right to acquire a nationality and, as far as possible, the right to know and be cared for by his or her parents", sia all'art. 30 della Convenzione dell'Aja del 29 maggio 1993 per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale (anch'essa ratificata dalla Francia), secondo cui "1. The competent authorities of a Contracting State shall censure that information held by them concerning the child's origin, in particular information concerning the identity of his or her parents, as well as the medical history is preserved. 2. They shall ensure that the child or his or her representative has access to such information, under appropriate guidance, in so far as is permitted by the law of the State", cui può aggiungersi, benché dotata di un valore meramente indicativo, la Raccomandazione del 26 gennaio 2000 ("International adoption: respecting children's rights") dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, che invita gli Stati membri "to ensure the right of adopted children to learn of their origins at the latest on their majority and to eliminate from national legislation any clauses to the contrary". Innanzi a tale complesso di riferimenti normativi, diventa difficile negare la convergenza programmatica degli ordinamenti europei verso uno standard di trattamento dell'interesse all'apprendimento delle origini, rispetto al quale il sistema italiano è intimamente discordante.
Credo che la determinazione alla ricerca delle proprie origini, a quanto intimamente ci appartiene e addirittura ci fonda, possa trovare spazio nell’area della decisione di cui parla Jaspers : se lascio che altri decidano pe me , ridotto ad un materiale nelle mani di un altro, sarò privo di esistenza. “Jaspers denomina destino la situazione in cui ogni singolo essere umano si trova gettato nella sua unica ed irripetibile esistenza. La scelta ,invece,è ciò che permette all’uomo di sentirsi libero........Ovviamente ogni scelta comporta necessariamente un rischio, ma è solo atraverso la scelta, la decisione ed il rischio che l’uomo può costituire autenticamente se stesso”(4)
Dunque è giusto lasciare all’adottato adulto la libertà di agire sul proprio destino, di scegliere se e quando conoscere l’identità dei genitori biologici: qualsiasi tipo di tutela nei suoi confronti apparirebbe limitativa e penalizzante, soprattutto non avrebbe ragion d’essere, dal momento che all’adulto, appunto, è riconosciuta la possibilità di autodeterminarsi, rispondendo alle proprie esigenze, tanto più quando esse riguardino la necessità di risolvere un disagio esistenziale, a volte sofferto per anni.
L’attuale legge sulle adozioni, prima citata, prevede peraltro l’accesso ai dati identificativi dei genitori naturali al figlio adottato, riconosciuto alla nascita, compiuto il venticinquesimo anno.
In questo caso il legislatore, determinando un ulteriore disparità tra gli stessi adottati, non sembra preoccuparsi di tutelare nè il figlio nè la famiglia adottiva
La famiglia adottiva, comunque, se costituita su basi sane non teme di essere messa in crisi ne’ dalla ricerca ne’ dall’eventuale ritrovamento della madre biologica.
Sostenere il contrario, come purtroppo accade da più parti, significa trovarsi nelle retrovie di un concetto di genitorialità intesa ancora come possesso.
Il genitore consapevole farà suo il bel verso di Gibran, dove i figli sono paragonati a frecce che vengono amorevolmente lanciate nel cielo della vita.
Un atteggiamento equilibrato, un frequente e sereno dialogo con il figlio, anche relativamente al suo passato e al suo desiderio di conoscerlo, costituisce un ottimo modo per aiutarne la crescita e la definizione dell’identità.
Intorno a tali convinzioni si sta formando un movimento d’opinione, inteso a proporre una diversa cultura dell’adozione, e, di conseguenza, a suggerire una modifica della legge attuale.
In particolare si richiede la possibilità per il figlio adottivo non riconosciuto alla nascita di inoltrare richiesta al Tribunale competente per l’accesso ai dati identificativi della madre, affinché il Giudice, conducendo una valutazione del caso, si esprima sulla possibilità che un esperto in mediazione contatti la madre, per verificare se, a distanza di anni, ella desideri confermare la propria volontà a mantenere l’anonimato, o se invece le mutate condizioni esistenziali non le consentano di rivelarsi.
Tale procedura consentirebbe un bilanciamento tra due diritti fondamentali, il diritto alla privacy e quello alla conoscenza delle proprie origini, non facendo prevalere in maniera così netta il primo sul secondo.
La valutazione discrezionale del caso otterrebbe poi di non definire una regola aprioristica in una vicenda tanto profondamente umana da non poter non essere considerata nella propria singolarità ed unicità, come singolare ed unica è la personale esperienza di ciascun uomo.
Note:
1 TAR Veneto, sentenza n.511/03 del 12/12/2002
2 tratto dalla bacheca dal sito
3 Ferdinando Brancaleone, Existentia, OFB- Editing, Caserta 2003, pp.43-44
4 ibidem., pag28-29
Messaggi-
mia madre è morta nel 1993 e le sue ultime parole sono state di stupore per non essere riuscita a sapere di chi fossse figlia. Negli anni 1967/74 ha fatto tante ricerche, ma trovava sempre ostacoli o forse allora non vi erano mezzi a sufficienza
Mario.... , mio padre, per mio tramite, avendo perso gran parte della vista per una malattia ereditaria, cerca notizie della sua mamma o del babbo. E' stato battezzato a S.Francesco a Ripa a Roma il 21/03/1928, madrina Biondi Anna o Emma, poi dato a baliatico a Boville Ernica, Frosinone, presso la famiglia Paglia, poi tolto e mandato in colonia fascista a Castel Gandolfo. La malattia ereditaria è la retinite pigmentosa e potrebbe colpire anche altri della famiglia, ignari. Cerca anche fratelli o sorelle.
Chi puo aiutare o anche consigliare sull'iter lo faccia, ha ottanta anni e vorrebbe stringere una mano famigliare! Attendo ansioso! Marco.
Salve, mi chiamo Nunzia sono una donna di 40 anni. L'anno scorso nel novembre del 2005 è purtroppo deceduto mio padre. Non è mai stata svelata l'identità dei genitori naturali di mio padre, e dopo anni di ricerche, dopo la morte di mio padre, vorrei portare a termine quel desiderio purtroppo divenuto irrealizzabile di mio padre: conoscere chi erano i suoi veri genitori. Mio padre è nato il 4/10/1929 abbandonato presso l'orfanotrofio Annunziata di Napoli subito dopo la nascita da genitori non identificati. Nel momento dell'abbandono gli è stato attribuito il cognome di Tranquillo Enrico tutti.. Con la speranza di dare pace a un desiderio irrisolto ringrazio
Mi piacerebbe conoscere quanti sono nati in quell'ospedale lo stesso giorno in cui sono nato io. lo scopo è di risalire ad informazioni sulle mie origini. Sembra una follia ma non vedo altre strade. In questi anni della mia esistenza ho fatto ricerche a vuoto. So che esistono cartelle cliniche nell'archivio dell'ospedale a cui si dovrebbe avere accesso. Mi sembra fortemente ingiusto che uno debba lasciare questo mondo senza nemmeno sapere chi è stato. Personalità incompiute...anche se fossi stato adottato in maniera esemplare la situazione sarebbe sconclusionata comunque. Perché non progettare una legge (vedi signora Rosy Bindi) che abolisca il segreto vincolato almeno per quanto riguarda questo penoso argomento? Chi non conosce la verità delle proprie origini resta un essere a metà. Grazie. Santino
Sono nata a Milano il 31/8/1953 in un ospedale pubblico e sono stata trasferita all'orfanatrofio dove mi era stato attribuito il nome di Graziana Portoriani. Sono stata adottata a pochi mesi e da quando ho ricordi sono sempre vissuta con i genitori adottivi. Penso che la mia adozione sia stata problematica perché i nuovi genitori si sono subito trasferiti in un'altra città e l'adozione è risultata effettiva solo nel 1967. Trovare la mia vera madre è molto importante anche perché mio figlio ha una rara malattia autoimmune e ricostruire l'anamnesi familiare sarebbe molto importante. Attualmente vivo a Padova. Potete aiutarmi?
Sono nato a roma il 13-4-1953 alle ore 14,30 in via del Corso 92 in una casa privata. Il nome dell'ostetrica è BEZZI MARIA di Cesare(padre). Teststimoni per l'atto di nascita (penso) DELL'UOMO PIETRO, GAROFANI DOROTEA. Mi hanno dato il nome Stefano,il cognome Lucinari o lucimari, sono stato poco tempo nell'istituto IPAI di viale di Villa Pamphili, mi diedero a balia a una signora di Veroli che abitava precisamente (e abita tuttora ) nella frazione di Santa Francesca, lì ho trascorso tre anni poi mi hanno ripreso in istituto e mi adottò una famiglia calabrese.Ora che ho 54 anni vorrei sapere......... Non voglio rovinare la vita di nessuno, ma vorrei vedere per un attimo il viso della donna che mi ha partorito e domandarle se per un attimo mi ha voluto bene, se mi ha voluto vedere prima di darmi via, se in tutti questi anni ha mai pensato a me.... Le domande sarebbero tante e tante, ma io voglio ritrovarti per ritrovare anche una appartenenza che so di non avere e che mi spetta, per ritrovare un po di serenita e mandare via questa disperazione che mi sta logorando.Grazie a chiunque voglia aiutarmi.
Adottato nel 1958.
Avevo 15 anni quando sei nata e per volontà dei miei genitori sono stata costretta a lasciarti nell'orfanotrofio, mentre io sono stata costretta ad abbandonare l'Italia malgrado non volessi. Il tuo cognome di battesimo era Saroli. Ho scritto più volte all'istituto ma la risposta è stata sempre la stessa, che eri stata adottata. Sono passati 48 anni e spero che prima che io muoia possa solo vederti. Sei sempre nel mio cuore. Grazie. Codice lettera istituto 58052.
Ho uno shock emotivo solo scrivere, penso ritrovarti. SEI IL SOGNO DELLA MIA VITA.
Ti chiami Walter.... e sei nato nell'estate dell'anno 60/61 all'Ospedale S. Giovanni di Roma. Sei stato adottato da una famiglia di Firenze. Io sono la mamma che ti ha tenuto con se per 3 anni. Non voglio assolutamente intromettermi nella tua vita voglio solo sapere come stai e se mi hai perdonata. Mamma Vera

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