LA RISTRUTTURAZIONE DELLE MAPPE NOETICHE: UN VIAGGIO METAFORICO DELL’ESISTENZA.

RIFLESSIONI DI UNA LOGOTERAPEUTA A TU PER TU CON LA SUA CRISI ESISTENTIVA.

ANNA PETRELLA


 

Sono al lavoro sola!...
Le emozioni del luogo che mi circonda ed i miei stati d’animo dell’ultimo periodo sono di una nostalgica desolazione.
C’è freddo, cupezza d’animo, sensazione di fine inarrestabile.
Manca il fremito, la rabbia degli anni scorsi, la “miccia” dell’entusiasmo che mi portava a produrre, a partorire idee e ad uscire dall’immobilismo… in definitiva a creare.
Tra poco sarò stata costretta al non più fare in questo contesto lavorativo, non per mia volontà ma perché la crisi finanziaria è piombata inesorabilmente anche sulla struttura lavorativa in cui da più di due decenni opero.
E tra un po’ dovrò salutare uno “spazio” a me caro, grondante di vicende umane, di sofferenze, di incontri, di esistenze, di progettualità  che ho condiviso, che ho fatto miei e per i quali ho cercato di adoperarmi con i miei strumenti del fare psicoterapico.
Mi sento sola!
Eppure in questa condizione di “fermata” progettuale ed operativa sento che dovrà nascere qualcosa, che dovrà esserci un seguito, una svolta……, ancora una volta un senso, un altro senso da trovare.
Ritorna il caro vecchio compagno di sempre, l’amico pacificatore che ha messo a tacere le esasperanti richieste interne di tanti anni,che ha attutito il fragore violento degli eventi e dei dolori della mia vita.

L’amico “senso”: caro fratello della mia esistenza che ancor oggi mi richiama alla speranza, all’attesa, all’ascolto, perché come sempre arriva, poche volte improvviso ed irruento, spesso quieto, a piccole dosi, con i suoi tempi, poco congruenti all’umana sopportazione.
Ed ecco che affiora un’altra cara conoscenza esistenziale: l’amico “tempo”, più spesso nemico, perché poco in accordo con la fretta del fare, dell’arrivare, del produrre, dell’accumulare: patrimoni del vivere occidentale di ultima generazione.
E’ il contenuto a me caro, con il quale mi sono sempre confrontata nel mio percorso di vita e nell’accompagnamento psicoterapico ai miei pazienti. Loro stessi mi interpellano costantemente ai primi incontri sul tempo:
 ”il tempo che ci vorrà a  guarire”,poi pian piano “il tempo che ci vorrà a risolvere il proprio disagio”, sino a quando mi chiedono, cambiando prospettiva, più tempo per mettere insieme, unificare, smussare, chiarire, calibrare.
Il mio compagno di sempre torna, preannunciandosi accompagnato dall’amico tempo, ancor più inimmaginabile nella sua dimensione cronologica.
Sola quindi, ma con il mio mondo interno, con le mie mappe noetiche da rivedere, forse da ricalibrare, perché le vecchie prospettive di un tempo sono andate perse, da rinvigorire con un “nuovo” da seminare negli spazi dai quali sono state divelte le vecchie vegetazioni.
E’ questo lavoro di “nuova semina” che mi salverà dall’inedia e che mi permetterà di reinventarmi e ricreare il mio spazio operativo.
La mia solitudine oggi ridiventa condizione di fertile ritiro che mi potrà permettere di riflettere, conoscere, ricreare, in un momento in cui avevo da tempo smarrito la condizione del ripensamento, persa in un’operatività esterna senza molti freni.
E’ la mia condizione di solitudine che mi richiama ai “desiderata” esistenziali che non sono mai venuti meno.
Essere desideranti , come è stato sostenuto da molti autori, equivale a essere vivi, mentre sentire di non riuscire ad alimentare un progetto equivale al frusciante ma inequivocabile passo della morte.
Ed ancora una volta potrò riconoscere, come sostenevo in un altro mio scritto, citando Hillesum, che la mia cura sarà accoccolarmi in un angolino e ascoltare quello che ho dentro, ben raccolta in me stessa... e riprendere contatto con un frammento di eternità e ripercorrere il  “viaggio”, metafora dell’esistenza.
Riconosco di non essere una piccola monade, gettata per caso in un universo bizzarro, ma di star  ripercorrendo le tracce archetipiche sedimentate di un percorso umano universale, con la mia specificità somatopsiconoetica.
Questa consapevolezza mi aiuta a dare un senso ala mia crisi esistenziale e al mio disagio attuale, che si stagliano nell’universale percorso di sofferenza che ha sempre caratterizzato la vita dell’uomo, intesa come un “andare verso”.
L’archetipo del viaggio ha avuto origine nella storia dell’umanità dalle continue migrazioni territoriali cui erano costretti i primi uomini per garantirsi la sopravvivenza in un iniziale assetto ambientale, estremamente minaccioso ed ostile.
Nelle varie generazioni successive, pur senza una reale motivazione esterna, il “viaggio” si è sedimentato nell’archivio mentale umano, simbolizzando il bisogno tipicamente umano, noetico, di uscire da sé per andare verso le cose e per incontrare gli altri e amarli.

Io,quindi,donna del terzo millennio, continuo a “viaggiare” e migrare nei territori simbolici per ricrearmi obiettivi e mete dalle quali attingere nuova linfa, alimento della mia esistenza, che mi interroga incessantemente.
Se quindi,utilizzando la dimensione transpersonale in un’ottica logoesistenziale, lego il mio disagio al corso della storia dell’umanità, per se stesso questo processo di universalizzazione e di eternità mi permette di uscire dal limite angusto della mia sofferenza personale ritenendomi, pur se sofferente e disorientata, “dotata di senso”.
Io, unica ed irripetibile, sto attraversando la lotta, con i suoi pericoli e le avversità, perché sto lasciando lo spazio conosciuto per andare alla conquista di un nuovo territorio.
Con questo respiro universale mi sento parte integrante dell’umanità che ha sempre dato senso al suo peregrinare, vissuto come “l’andare verso”, il condividere, in definitiva l’autotrascendenza di frankliana memoria.   

 


 

 

 

S.T.I.P. Presidente Gianfranco Buffardi,Tesoriere Giovanni Barbato,Direttore Scientifico Dante De Santis,
Consiglieri: Maria Rosaria Vigliotta, Titti Cocilovo, Lugi Di Nardo, Bruno Valente