IL CONSENSO EMOTIVO TRA UN IO E UN TU

Magda Maddalena Marconi *

 


Quando nella relazione tra due persone nasce una rassicurante sensazione di corrispondenza, può anche accadere che si crei tra loro un ulteriore avvicinamento: il consenso emotivo.
Il consenso emotivo è un moto inconscio d’intesa tra due persone che esperiscono che qualcosa sta accadendo, che qualcosa si sta “trasferendo” tra l’Io e il Tu.
Non è il transfert di freudiana memoria. Il transfert muove emozioni profonde e ancestrali ed è un moto inconsapevole. Il consenso emotivo è un’intesa diversa: inconsapevole perché accade senza un atto di volizione ma è anche consapevole perché se ne percepisce l’essenza e la piacevolezza.
Consenso significa “sentire insieme” “stare insieme con i sensi”, condividere un luogo immateriale in cui si percepisce il “donarsi” all’Altro e dell’Altro. E’ l’intesa reciproca delle sensazioni e delle emozioni dell’Io con se stesso, del Tu con se stesso e della relazione diadica Io-Tu.
Il consenso emotivo dell’Io con se stesso non è da confondere con l’egocentrismo. Quest’ultimo è autocentrato, chiuso, staccato e non si dona all’Altro, non sa donarsi all’Altro.
Nella dinamica del consenso emotivo tra un Io e un Tu si avverte che qualcosa di intangibile sta avvenendo:è qualcosa che oltrepassa anche l’empatia (intesa come capacità di capire,sentire e condividere i pensieri e le emozioni di una persona in una determinata situazione). Empatia significa anche stare insieme nel pathos del Tu, nell’emozione sofferente ma anche gioiosa del Tu.
Il consenso emotivo è qualcosa che va al di là anche di tutto questo e su questa base l’Altro(che sia un paziente o qualsiasi persona-in-relazione) si fida dell’Io (psicoterapeuta o logoterapeuta o persona-in-relazione) e gli si affida.
L’autentico rapporto Io-Tu prende vita solo da qui.
Nella dinamica mentale del consenso emotivo l’Io accoglie, ascolta, contiene, protegge ; il Tu si libera, si scarica, si affida e può, se vuole, abreagire; ma anche l’Io sa di poter liberarsi, scaricarsi e affidarsi al Tu; e il Tu può gioire delle stesse opportunità.
E’ come dire: ti lascio entrare nel mio luogo psiconoetico perché sento che posso fidarmi di te ma sento anche che tu ti fidi di me quindi che anch’io posso entrare nel tuo luogo psiconoetico. Tutto questo avviene senza ferirsi, senza disturbare la quiete reciproca, senza mai ergersi a giudici e badando costantemente a non fondersi nell’Altro per non perdersi mai.

Si crea, attorno a questa dinamica a due, un alone di fiducia reciproca all’interno del quale il Tu trova uno spazio ed un tempo per parlare con se stesso grazie alla funzione-specchio del Tu: il se stesso di Sé e il se stesso dell’Altro che si sostengono incondizionatamente in una dinamica oblativa. Ciò avviene non solo a livello psicologico ma soprattutto a livello noetico. La spiritualità in questo spazio-tempo dà inizio ad un dialogo interiore che solo il consenso emotivo facilita e mantiene.

Perché non sempre si crea il consenso emotivo nel setting terapeutico ?
E, ancora, perché non sempre tra l’Io del consulente-psicoterapeuta e il Tu del paziente-cliente scatta lo stesso tipo di consenso emotivo ? La risposta deve necessariamente riferirsi al fatto ineludibile dell’unicità dell’essere umano.
L’unicità e l’originalità dell’Io non sempre s’incontrano con l’unicità e l’originalità del Tu.
Il rapport, l’empatia, il sentirsi reciprocamente ma, soprattutto, il consenso emotivo sono dinamiche estremamente esclusive tra due persone. Non è un accadere che si possa razionalizzare o facilitare, ma meccanismi che avvengono spontaneamente, senza forzature, senza dover essere in un certo modo, senza mai verbalizzarlo.
Se il consenso è di tipo emotivo ed avviene in un setting terapeutico, il paziente si affida a colui che lo vuole aiutare creando un rapporto d’intesa finalizzato anche alla scoperta della causa psicologica o noetica che squilibra la tridimensionalità della persona stessa (corpo, mente e spirito).
Nell’affidarsi allo psicoterapeuta, il paziente si decentra da sé e lascia entrare nel suo spazio psicologico e noetico una persona che in quel momento riceve piena fiducia dal paziente stesso.
Credo che il consenso emotivo sia un ottimo inizio di autotrascendenza.

La persona che soffre di nevrosi noogena rimane chiusa nel suo mondo autocentrato e non è in grado di stabilire con altre persone un contatto emotivo; men che meno il consenso emotivo.
Questa persona disturbata dallo smarrimento noetico del senso della vita non è in grado di dialogare con le proprie emozioni né, di conseguenza, con quelle degli altri: farle prendere coscienza della sua capacità di autotrascendersi la porterà a riflettere su una realtà che derefletterà la sua attenzione dal problema che la affligge ad un oggetto esterno che le permetterà di autodistanziarsi.
L’importanza quindi del consenso emotivo è tale da permettere ad ogni terapeuta di notare il crescendo d’intesa col paziente ed il suo lasciarsi andare fiducioso. Sarà, poi, la sensibilità e l’esperienza del terapeuta a creare con ognuno quel rapport unico e irripetibile che darà il via all’intervento psicoterapeutico o logoterapeutico, qualsiasi esso sia. Non è importante una modalità terapeutica piuttosto che un’altra, non è l’originalità dell’intervento psicoterapeutico che fa la differenza tra il superamento e il mantenimento di un problema.
Senza consenso emotivo non esisterà mai nulla : né la fiducia nella persona del terapeuta, né l’affidarsi a lui.
La premessa a tutto ciò non può prescindere dall’indispensabilità del fatto che il terapeuta scopra e coltivi la propria autenticità. Se mancano la spontaneità e l’autenticità non è possibile “farsi sentire” dal paziente, né facilitare in lui l’ “affidarsi”.
Il paziente deve poter toccare quasi con mano l’essenza del terapeuta però deve anche sentire che il terapeuta è irraggiungibile. Il consenso emotivo non è l’amicizia, non deve esserlo; non deve mai causare la fusione psiconoetica dell’Io con il Tu perché le due unicità devono sempre salvaguardarsi. E’ come ciò che accade a due porcospini che stanno sufficientemente vicini per scaldarsi a vicenda ma senza pungersi mai (Freud).

 

* Psicologo-Psicoterapeuta-Logoterapeuta Albo Prof.le Veneto n°2003, Via Fiume, 4 Castagnole di Paese (TV), magdamarconi@libero.it

 

 

 

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