L’ultimo numero della rivista Psichiatri Oggi, opportunamente dedicata al trentennale della 180, mi è capitata tra le mani mentre mi trovo in un momento di forte tensione con i vertici dell’ASL in cui opero, osteggiato nella difesa dei diritti dei nostri utenti e delle professionalità dei miei collaboratori. Non riterrei opportuno denunciare vicende personali se queste non si legassero ai concreti problemi che noi, psichiatri “di trincea”, in quella moderna realtà che ha creato la faticosa realizzazione della 180, affrontiamo ogni giorno; tra questi non è di poco conto la generale trascuratezza e superficialità con cui le Direzioni Aziendali trattano problemi, utenti ed operatori della Salute Mentale.
Per buona parte dei Direttori Generali la psichiatria, intesa come branca clinica, è scarsamente utile ai cittadini ed alla politica sanitaria; volutamente ignari (noi tentiamo di informarli, “urliamo” pure per farci sentire, invano!) del numero sempre crescente dei bisogni psichiatrici del pubblico, con il notevole incremento dei disturbi d’ansia e dei disturbi affettivi, continuano a reputarci una sorta di “accalappiacani” delle crisi psicotiche; ci attribuiscono un ruolo chiave nei problemi sociali solo quando trovano “interessante” un accordo economico con le cooperative di tipo B, ripropongono in ogni occasione (rara!) di dialogo diretto il tormentone che costiamo troppo, che per colpa nostra non possono elargire incentivi al personale, devono ridurre le spese in altri settori, si trovano con personale ridotto in ospedale, salvo poi a tradire un comunicativo brillio dello sguardo appena posano gli occhi sulle delibere regionali che assegnano interessanti budget progettuali alla salute mentale.
Ritengono che la psichiatria non sia gestibile, proprio perché, come giustamente sottolineava il Direttore, Pier Luigi Scapicchio, nel suo articolo di fondo, essa è acriticamente ideologica, e su questo talvolta hanno ragione; non è gestibile perché gli psichiatri, tra loro, sono fortemente litigiosi, e su questo hanno spesso ragione; non è gestibile perché le sue scelte sono altamente opinabili, e anche su questo, ahimè, non possiamo dar Loro torto; ma è anche da non gestire perché non dà immagine, argomento sottaciuto ma fortemente sentito dagli amministratori sanitari e contro la cui sottile invadenza dovremmo ribellarci; infine essi sono convinti che non esistano eccellenze in psichiatria, ed in questo sono colpevoli di miopia settaria: la scelta di sviluppare la propria esistenza professionale nella salute mentale pubblica è già di per sé un’eccellenza del singolo, che dovrebbe essere sostenuta ed evidenziata.
Non ignoro che tra gli amministratori vi siano eccezioni, anche numerose, con Direttori Generali ammirati dei nostri progressi e desiderosi di sostenere la salute mentale; ma il gioco delle nomine aziendali e le congiunture nazionali non particolarmente felici determinano che, prima o poi, noi ci si scontri con l’ostinata noncuranza dell’amministratore miope di turno. Ed allora l’attuale proliferare dei discorsi sulla 180 mi sembra nient’altro che un artato pretesto per sviare l’attenzione dai reali problemi dell’assistenza psichiatrica (la nostra “opinione pubblica” è maestra in discorsi à côte).
In un numero precedente della rivista Psichiatri Oggi (X, 1), Scapicchio citava Bauman; al venerando sociologo anglo-polacco mi verrebbe da proporgli una riflessione sull’assistenza sanitaria “liquida”, perché tale, nel rispetto del significato che egli attribuisce all’aggettivo liquido, mi pare che sia diventato il nostro lavoro; alle conoscenze scientifiche e mediche bisogna integrare quelle politiche e personali, un po’ di arte d’arrangiarsi, un pizzico di fortuna e dei bravi e disponibili collaboratori; così, liquidamente, si và avanti.
È vero che non piccola colpa di tutto questo è nostra, di noi clinici poco ortodossi, ma è anche vero che forse è tempo di inventare qualcosa che possa dar spazio e sostegno ai colleghi che si trovano in armi contro le proprie amministrazioni perché difendono gli utenti e la professionalità degli operatori della salute mentale.
S.T.I.P. Presidente Gianfranco Buffardi,Tesoriere
Giovanni Barbato,Direttore Scientifico Dante De Santis, Consiglieri: Maria Rosaria Vigliotta, Titti Cocilovo, Lugi Di
Nardo, Bruno Valente