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DOMENICO PICOZZI
COMUNICARE
Il corpo, la voce, le tecniche terapeutiche
Prefazione
Comunicare: desiderio ed obbligo per ogni Persona; ogni
atteggiamento, ogni scelta, ogni manifestazione della nostra esistenza
ci induce a comunicare, volenti o nolenti, consapevoli o inconsapevoli.
L'imperiosa presenza del linguaggio, simbolico o convenzionale che sia,
è stata considerata da sempre la linea di confine tra animali
uomini ed animali altri; i linguaggi di primati e cetacei non riescono
a superare la barriera dell'immediatezza e, pertanto, restano confinati
ad esigenze di sopravvivenza (molti dubbi su questa parzialità
sono stati sollevati sia in passato che recentemente, ed io stesso sono
convinto della presenza in alcuni mammiferi di linguaggi "colloquiali").
Il confine, invece, che è tutto da creare oggi per un costante
e continuo tentativo di superamento è quello tra il linguaggio
umano e l'informatico: il 2001 non ci ha donato ciò che il genio
di Stanley Kubrick aveva profetizzato, il mitico HAL, elaboratore cui
la grande proprietà di linguaggio lo aveva reso persona; ma che
cosa aveva trasformato il freddo linguaggio digitale, simile a quello
che scorre adesso davanti allo schermo del mio P.C., nel personaggio
principale di una vicenda possibile e profondamente umana, come il mito
di Ulisse a cui si ispira il titolo? HAL non veicola solo parole con
un loro senso logico, come possono oggi fare molti programmi di intelligenza
artificiale, le correda anche degli aspetti analogici del discorso,
che ne sottolineano l'emotività, e trasmette "inconsapevolmente"
(possibile?), informazioni sub-liminali che Dick, naturalmente capace
di coglierle, interpreta come pericolo. Sarà mai possibile realizzare
un elaboratore come HAL? (qualcuno replicherebbe: "speriamo di
no!").
Nell'immaginario collettivo la comunicazione è, spesso, confinata
al significato delle parole, a volte alla corretta struttura sintattica:
ma la comunicazione è molto di più. Picozzi realizza un
testo che raggiunge il doppio risultato dell'esaustività e della
chiarezza su di un argomento che, interpretato da diversi filoni di
pensiero ed attraverso chiavi di lettura anche confliggenti tra loro,
spesso perde quella necessaria lucidità indispensabile per una
corretta esposizione scientifica e tecnica. E racconta ancora di più,
racconta di come la comunicazione sveli ben oltre il comunicato, come
essa lasci trapelare indicazioni sullo stato d'animo del comunicante,
sulla relazione tra comunicante e ricevente attraverso il comunicato,
come il ricevente raccolga informazioni che possano disorientarlo etc.
etc.
La sapiente gestione dei canali comunicativi apre possibilità
terapeutiche, sistemi di persuasione leciti ed illeciti, strumenti didattici
e momenti di piacere: psicoterapeuti, politici, imbonitori, maestri
e poeti, coscientemente o meno sono tutti abili comunicatori; gli psicoterapeuti
hanno, però, il compito più difficile perché devono
sapere intervenire, pur senza conoscere ogni aspetto della Persona che
si rivolge a loro, tanto da stimolare nell'altro l'ampliamento delle
mappe interne, la ricerca di nuove possibilità nascoste, sopite
o ignorate: corretto, quindi, lo spazio che Picozzi dedica ad essi così
come importante il richiamo alla responsabilità conoscitiva del
comunicare che Picozzi rivolge ai medici nel loro quotidiano approccio
a chi soffre.
Allora proviamoci, cerchiamo di renderci conto di cosa stiamo dicendo,
di come lo stiamo dicendo, di quale spinta ci motiva a dirlo, di quale
imprevedibile memoria sveliamo, a volte, l'esistenza: conoscere al di
là dell'agire e, forse, comunicare al di là di noi stessi.
Gianfranco Buffardi
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