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Bioetica Quotidiana in Psichiatra
Una recensione di
Bruno Callieri
Questo libro di Gianfranco Buffardi mi ha subito coinvolto nel suo coraggioso enunciato, Dalle “Dichiarazioni Universali” alle “Storie Singolari”: dal problema etico e bioetico, nella sua validità epistemologica in generale, all’incontro con la persona, unica, in cui si incarnano i codici etici; valga come esempio il passaggio dal modello destrutturante dell’appassimento coniugale generico alla ricaduta esistenziale in Marika, dall’etica impersonale del modello alla frustrazione di una donna.
I problemi bioetici della cura vengono trattatati da Gianfranco Buffardi non solo nel loro dispiegarsi tipologico (nosologico), ma anche (anzi soprattutto) nel loro declinarsi personale, nel loro irripetibile io-qui-ora, anzi io-qui-ora-con (Da-sein e Mit-da-sein): dall’essere all’esserci-con.
Ecco, allora, emergere in questo libro soprattutto nel suo ampio capitolo centrale, l’approccio clinico, il suo accedere alla persona dell’altro, alla sua ipseità, al forte richiamo “corpo proprio”: ecco il suo approfondimento vissuto della paticità dell’io-nel-mondo, dello spazio ermeneutico che incalza nel moto incessante delle linee d’ombra, nel narrarsi di volta in volta diverso, alla ricerca di una donazione di senso.
Nella bioetica quotidiana di Buffardi colgo il desiderio autentico di realizzarsi nell’etica dell’ascolto. Egli riesce ad esplicitare i molteplici sensi contenuti nella relazione d’incontro di due presenze (per dirla Danilo Cargnello), che così divengono co-autori di storie-insieme: da Romualdo, avvocato depresso, iniziante l’impoverente cammino dell’atrofia corticale, a Giovanna, avvenente chirurgo alle prese con antipsicotici atipici e con destinalità suicida, da Iolanda, giovane madre rifiutante farmaci, nosologicamente sistemata (incasellata) e pur drammaticamente figlicida, ad Amilcare 70enne, antico schizofrenico, con un esito squallido legato a problemi di farmaco-economia.
Per non parlare del consenso informato (pag. 114-123), delle difficoltà dello psichiatra che deve confrontarsi con strumenti normativi diversi, che spessissimo coinvolgono il mondo familiare del singolo, investito dall’informazione mass-mediatica, dagli scambi sociali e socio-politici, e sovente offeso dagli strumenti auto difensivi e auto cautelativi del medico.
Su tutto ciò, ben agile si muove la penna di Buffardi che, nella gestione delle emergenze, gioca d’azzardo fra responsabilità e diritti civili (pag. 138).
È comunque, questa sua, una feconda atmosfera narrativa che spesso riesce a ricomporre in unità intelligibile e sferzante eventi eterogenei, discordanti, a volte indecifrabili.
Merito di queste pagine:
- Il mostrarci forme e contenuti dell’umano esperire, impedendone lo smarrirsi nelle dichiarazioni di codici e deliberazioni;
- Decostruire i pareri artefatti dei vari comitati di bioetica, demitologgizzandone la portata evenemenziale;
- Proporre un pensiero ermeneutico in cui la vita vissuta del singolo non vada perduta ma divenga racconto, “itineranza di senso” (come propone Jean Greish), vita che è farsi e disfarsi dell’identità, recupero dell’esistenza (co-esistenza), proprio quando sta per finiri nella sottotipizzazione dell’attuale dilagante rigurgito nosologico;
- Riappropriarsi delle terre di nebbia, di cui la poetessa Ingborg Bachmann e, accanto, Gilberto Di Petta, signore della Terra di nessuno (2009).
Ecco i punti cardinali di un testo costruito in una corte poco riparata, oscillante tra sofferta relazione simmetrica e sponde concrete di equità dei diritti, tra la fluenza delle singole esistenze e il timore ben saldo dei valori e principi morali (T. Reich, trant’anni fa in Encyclopedia of Bioethics), dove la diagnosi psichiatrica si pone come problema etico, il che vedo anche di Ferdinando Brancaleone in Existentia (2004).
I presupposti antropologici-esistenziali di Buffardi, a me già noti per altri suoi pregevoli lavori, contribuiscono al “colore” di autenticità di Helping che ci viene offerto da queste pagine.
Ne sono grato all’Autore.
Bruno Callieri
Sono io grato al Prof. Bruno Callieri, ogni sua opinione assume il messaggio magico della poesia; per noi tutti è un grande maestro e sono onorato della sua stima e del suo affetto.
Gianfranco Buffardi

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