EPISTEMOLOGIA DEI MODELLI BIOLOGICI IN PSICHIATRIA:
ALCUNE CONSIDERAZIONI

Gianfranco Buffardi

Abstract

L'integrazione dei modelli metodologici di conoscenza della mente umana sta dando vita ad un incredibile fioritura di "nuove scienze"; in questa luce, come si inscrive la riflessione sul progredire delle conoscenze biologiche? Qual è il ruolo della psichiatria biologica? Esiste un modello biologico univoco ed esaustivo, in grado di operare scelte terapeutiche eticamente orientate? L'etica sottesa ai modelli epistemologici determina la scelta diagnostica e terapeutica; la scelta di una terapia è un atto etico.
Nel tentativo di rispondere a queste domande immaginiamo sia necessario proporre una epistemologia dei modelli biologici che, abbandonata completamente la vetusta contrapposizione biologico-psicologico, laconicamente riduttiva, deve innanzitutto chiarire il campo d'intervento; oggi non possiamo più parlare di un unico modello biologico ma di più modelli biologici, tra loro a volte contrastanti, altre volte parzialmente coincidenti: biologico è la biochimica dei neurotrasmettitori, biologico è lo studio genetico, biologico è la filogenesi evolutiva e, collegata ad essa, biologico è anche il comportamento assunto dalla valutazione etologica, filogenetica ed ontogenetica. Ed ampliando il confronto con altri modelli neuroscientifici alla ricerca di un modello integrato, i confini potrebbero dilatarsi sine limite.
Scopo del presente lavoro è concettualizzare le domande che dovrebbe porsi la riflessione epistemologica sui modelli biologici in psichiatria e chiarire l'ineluttabilità della ricaduta etica che dalle diverse assunzioni e dalle prassi ad esse correlate deriva.


PSYCHIATRIC BIOLOGICAL MODELS EPISTEMOLOGY: SOME CONSIDERATIONS

A lot of young sciences born from models' integration; today, wich is biological model? Many sciences and inquiries integrate this one, it's important makes clear for biological epistemology.
The ethics subtended to the psychiatric epistemological models resolves diagnostic choice and therapeutics; the choice of a model, therefore, is conclusive for the therapy.
The opposition biological-psychological, in his laconic reductionism, it is by now a cultural fossils in the neuroscientific psychiatry, but it meaningfully stays important in mass media opinion; we can speak on more biological models today, among them at times conflicting, other coincident times partially: the comparison with other neuroscientific models could allow the elaboration of an integrated model.
The relationship will underline some aspects common to the biological models and some peculiarities of some of them and, through the comparison with fundamental aspects of the non biological models, it will underline the contrasting characteristics: integrative solutions can modify
the heuristic approach and the therapeutic methodology.

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Quali sono i limiti speculativi di una disciplina quale la Psichiatria Biologica? Cosa valutiamo biologico nella psicopatologia? Quali scienze concorrono nella ricerca biologica in psichiatria?
Questioni che aprono panorami epistemologici complessi ed il cui risvolto pratico conduce all'ampliamento delle competenze della psichiatria biologica ed all'integrazione.

La quotidianità clinica spesso ci impedisce di renderci conto dell'importanza epistemologica nelle scelte diagnostiche e terapeutiche; sovente gli psichiatri si irrigidiscono su posizioni precostituite che, in una sintesi estrema, si inscrivono in alcune griglie concettuali, quali

- misticismo/scientismo
- riduzionismo/olismo
- determinismo/indeterminismo
- suprematismo terapeutico/nichilismo terapeutico


La scelta di una particolare configurazione concettuale, ovemai conscia, ricade immediatamente su un atteggiamento che non può non dirsi etico.
Anche il campo di studio e ricerca che sottende alle scelte concettuali è ricco di valenze etiche; chiarirne la prospettiva epistemologica potrebbe modificare il comportamento clinico conseguente, quindi modificare il comportamento etico ad esso collegato.

La psichiatria Biologica, campo di studio i cui successi ne sanciscono una rilevanza scientifica e sociale indiscussa, non può sottrarsi a questa analisi.
Cerchiamo di definirne il campo speculativo.
Cosa intendiamo con biologico?
Proviamo a tipizzare il termine con alcune definizioni.
"La biologia è lo studio degli organismi viventi in tutti i loro aspetti, nella loro organizzazione strutturale, nel funzionamento della loro macchina vivente. Disciplina vastissima, si suddivide in numerosissime scienze specializzate nell'analisi dei singoli aspetti del mondo dei viventi e nello studio delle differenti manifestazioni della vita."
"Questo grande sviluppo pone naturalmente anche dei problemi […] anche teorici (biologia teorica) e che talora confinano addirittura con la filosofia (Finalismo, Riduzionismo, Filosofia della Scienza). […] è opportuno citare alcuni dei filoni di pensiero che in qualche modo si presentano come biologia teorica. Ricordiamo l'olismo, l'evoluzionismo e la ricerca di modelli euristici".
La psichiatria può dirsi biologica nel momento in cui assume come campo di studio il cervello, organo della macchina vivente; tale studio è proprio delle neuroscienze: "La storia […] ci ha certamente dimostrato che la complessità che la comprensione del funzionamento del cervello è una grossa sfida. Per ridurre la complessità del problema gli scienziati lo hanno diviso in piccole parti […]. La dimensione dell'unità oggetto di studio definisce il livello di analisi.. In un ordine di complessità ascendente, questi livelli sono molecolare, cellulare, dei sistemi, comportamentale e cognitivo."
Non si può prescindere, però, da una considerazione diacronica dello studio biologico, anche in considerazione di un processo che è ben lungi da essersi stabilizzato: "La nostra biologia può essersi solo minimamente modificata dall'invenzione dell'agricoltura e da quando sono apparse le prime città stato. Siamo ora ciò che siamo stati molto tempo fa. […] Naturalmente una concezione rigidamente evoluzionistica sostiene l'assoluta realtà della causalità storica: la nostra mente attuale è un prodotto dell'evoluzione e come tale deve essere osservata e compresa."
Da queste considerazioni deriva un concetto di psichiatria biologica che debba necessariamente includere, oltre alle discipline proprie delle neuroscienze e dei sostrati biologici, quali biochimica, neurobiologia, neuroanatomia etc. anche discipline considerate "umanistiche":

- l'ontogenesi umana è collegata al percorso filogenetica, non possiamo quindi prescindere dall'integrazione con la psicologia evoluzionistica
o teoria dell'evoluzione
o evoluzionismo
o diffusionismo
o embriologia
- la precipuità della comunicazione umana implica il coinvolgimento di discipline che studiano la comunicazione nelle diverse prospettive
o semiotica
o semantica
o glossematica
o teorie del linguaggio
o prossemica
o psicolinguistica
- evoluzione e linguaggio concorrono a determinare la presenza dell'uomo nel mondo, con modalità che vengono studiate, in primis, dall'Antropologia
o antropologia
o etologia
o sociobiologia
o antropologia evolutiva

In questo modo l'orizzonte del biologico si allarga verso confini sempre più impalpabili, tracima nella psicologia umanistica, senza poter abbandonare i presupposti concreti sanciti dalla chimica delle macromolecole e dalla fisica ad essa sottesa.

Una visione così complessa implica un diverso atteggiamento speculativo, in risposta ad una valutazione epistemologica che non può essere ignorata.
Da qui le questioni:


  • - esiste una griglia concettuale in cui la psichiatria biologica deve necessariamente agire?
    - e questa griglia deve necessariamente collocarsi nello spazio materialistico, riduzionistico e deterministico?
    - le implicazioni antropologiche, etologiche ed evolutive non superano l'irrigidimento riduzionistico?
    - e se tale superamento concettuale fosse possibile, potrebbe costituirsi un modello integrato di psichiatria biologica?

In quest'ottica non è possibile procrastinare la soluzione dei seguenti quesiti:


  • - può la psichiatria biologica operare ricerche parziali, limitando il suo raggio d'azione agli aspetti molecolari e cellulari, con la ricaduta clinica ad essa conseguente?
    - Lo psichiatra clinico può agire ignaro del campo epistemologico in cui opera e, quindi, riconoscere al suo operato uno stretto ambito di risposta?

Essendo ovvia la mia risposta negativa, vorrei tentare di sintetizzare qui di seguito un'ipotesi di possibile lavoro che, anche in una sua peculiare specificità e parzialità, possa ampliare il suo orizzonte esplorativo così come ho proposto per la disciplina in toto:


- diverse discipline concorrono allo studio biologico delle malattie psichiatriche,
- i loro linguaggi possono essere integrati attraverso un processo ermeneutica che riconosca una possibile integrazione anche concettuale;
- la Psichiatria Biologica, in questo modo, diventa una disciplina integrata tra i diversi approcci biologici e le prospettive antropologiche;
- ogni percorso di ricerca, che parta da un'ipotesi neurochimica o da un'osservazione etologica, amplia il suo risultato a tutti gli ambiti così delineati;
- la clinica, intesa come strumento di cura in primis, come modello osservativi in secundis, ha così a disposizione un riferimento duttile per i differenti approcci terapeutici, certamente meno preclusivo di un riferimento posto ancora in un'ottica usuale di psichiatria biologica;
- lo studio della ricaduta etica completerà il quadro della ricerca.

Ogni atto clinico, ogni scelta di cura, ogni inquadramento diagnostico determinano un atteggiamento etico, più esattamente bioetico; non possiamo, perciò, ignorare i presupposti epistemologici delle nostre azioni.

 

S.T.I.P. Presidente Gianfranco Buffardi,Tesoriere Giovanni Barbato,Direttore Scientifico Dante De Santis,
Consiglieri: Maria Rosaria Vigliotta, Titti Cocilovo, Lugi Di Nardo, Bruno Valente