LIBRO: MEDICINA DELL'ANIMA O STAMPELLA EMOTIVA?

Gianfranco Buffardi
(dall'intervento tenuto al seminario sulla Biblioterapia, il 4 maggio 2001, in Ravello, Salerno)

Come spesso accade, vedi ad esempio le ambiguità concettuali delle varie accezioni della musicoterapia, i termini sono fuorvianti.
La biblioterapia credo nasca, come glossa, sotto l'impulso della bibliomania, un morbo ormai raro, ma la cui invasività individuale cresce in rapporto inversamente proporzionale alla sua virulenza epidemiologica.
Ma è estremamente vario il concetto ad essa corrispondente se si considera l'epistemologia cui sottendono i diversi modi di operare.
Cerco di delineare quelli che mi sono parsi più rappresentati: mi scuso fin da ora sulla mia incapacità ad essere esaustivo.
Antiche tecniche riabilitative già utilizzavano la lettura in gruppo come strumento di intervento: immaginiamo il lavoro di lettura di un paziente con gravi compromissioni cognitive che viene gratificato dal gruppo per ogni piccolo successo; in questo caso il testo è "pretesto", la gazzetta quotidiana, la filastrocca tradizionale e "Le Affinità elettive" non presentano differenze di sorta.
Ben diverso è l'utilizzo del libro propugnato dalla terapia cognitivo-comportamentale: essa, infatti, prescrive di testi di psicologia o racconti di esperienze analoghe vissute che rinforzino e migliorino la cognitivizzazione della Persona in terapia; è un ruolo psicagogico.
Il concetto di biblioterapia che più si avvicinano al senso che noi, fanatici della lettura, sentiamo più nostro è, credo, la biblioterapia come terapia solipsistica: "Tutte le letture implicano un'interpretazione" (Ouaknin), "È l'uomo che investe il mondo di significati" (Merleau-Ponty). Si aprono qui diverse possibilità operative:
- un livello psicodinamico in cui il testo, scelto dal terapeuta e rigorosamente interpretato, "predigerito", oserei dire, viene poi proposto al paziente allo scopo di interpretare dinamicamente quanto emergerà di "deviante" dal vaglio ermeneutica del terapeuta;
- biblioterapia come terapia in dialogo (Buber), dove il testo diventa un luogo di incontro "altro" tra paziente e terapeuta, un costante e continuo scambio di impressioni e di opinioni;
- infine il libro, scelto tra le due Persone che compongono il rapporto terapeutico, quale stimolo esistenziale all'ampliamento delle mappe interne.

Ma perché la lettura, diversamente da, ad esempio, la pubblicità o i talk-show, può stimolare la Persona ad una profonda ricerca di altre possibilità, ad una ristrutturazione del proprio Sistema di Valori, Scopi, Significati che conduca all'ampliamento delle mappe interne? Perché, per riprendere Ouaknin, "la lettura è rivoluzione. […] La lettura crea ostacoli alla trasmissione degli stereotipi dei discorsi ideologici" .

Vorrei considerare anche l'altra faccia della medaglia; se esiste un libro esiste chi lo ha scritto: scrivere come terapia.
La scrittura è uno strumento potentissimo, a volte anche infido: "Il Poeta è un Finitore; finge così compiutamente che impara a fingere che è dolore quel dolore che davvero sente" (Pessoa). E ancora: "ci sono poeti che mettono in verso ciò che sentono senza accorgersi che non l'hanno mai sentito".
Ma scrivere è anche catarsi: "Ho trasformato le mie lagrime in parole", (Cioran); è anche abreazione:

Io apprendista di Vulcani,
conobbi ancor fanciullo
le lingue dell'Aconcagua,
il vomito acceso del vulcano tuonante,
nella notte spaventosa
vidi cadere la luce del Villarica
fulminando le vacche, torrenziale,
bruciando piante e accampamenti,
crepitare precipitando come nel rogo …

Pablo Neruda

Scrivere è anche traccia del male che ci divora, quasi una sospensione, come une delle ultime riflessioni di George Trakl, prima di porre fine alla sua vita in uno squallido ospedale di campo nel primo inverno della grande guerra.


Enorme sei bocca tenebrosa
nell'intimo, da nubi autunnali
forma plasmata,
d'aurea pace serale;
un torrente di montagna verdescente
nel cerchio d'ombra
di pini silvestri schiantati;
un villaggio,
che in brune immagini si estingue.
Ed ecco i neri cavalli
saltare sul pascolo caliginoso.
Soldati!
Dal colle dove rotola il sole morente
prorompe il sangue che ride...
sotto roveri
muto! Oh crucciata mestizia
dell'esercito; un elmo fulgente
cadde tinnendo da fronte purpurea.
La notte autunnale arriva sì fresca,
brilla di stelle
sopra ossa virili spezzate
la silenziosa monaca.

Forse è questo incarnarsi nell'anima che fa dello scrivere, così come del leggere, la grande terapia dell'uomo e della sua esistenza.

 

 

 

S.T.I.P. Presidente Gianfranco Buffardi,Tesoriere Giovanni Barbato,Direttore Scientifico Dante De Santis,
Consiglieri: Maria Rosaria Vigliotta, Titti Cocilovo, Lugi Di Nardo, Bruno Valente